CENTO (FE) GRANDE GIORNO PER LA COMUNITA’ RELIGIOSA GUERCINIANA: RIAPERTA DOPO IL SISMA LA CHIESA DI SAN GIORGIO !

 
CENTO (FE) 15/06/19 ( DI MARCO RABBONI PER TACCUINOCENTESE.IT)  GRANDE GIORNO PER LA COMUNITA’ RELIGIOSA GUERCINIANA: RIAPERTA DOPO IL SISMA LA CHIESA DI SAN GIORGIO ! Con una grande festa domenica 16 giugno è stata restituita alla comunità di Corporeno la chiesa di San Giorgio,dopo l’intervento di miglioramento sismico per un importo di 701.990 euro, di cui 606.300 euro finanziati dal commissario alla Ricostruzione e 95.688 euro provenienti da un contributo assicurativo. Si tratta di un edificio di culto ricco di storia, che risale al Trecento, ma fu ricostruito nel Settecento e conserva all’interno due pale del XVII secolo: ‘I misteri del Rosario’ di Guercino e ‘San Giorgio che uccide il drago’ di Matteo Loves. La prima messa solenne è stata presieduta dall’Arcivescovo di Bologna Monsignor Matteo Maria Zuppi, affiancato da don Gabriele Carati e da quattro sacerdoti originari del paese, alla presenza del presidente della Regione Stefano Bonaccini e del sindaco di Cento Fabrizio Toselli. «E’ importante ritrovare questa casa dove siamo comunità: una vittoria straordinaria – ha esordito monsignor Zuppi -. Una casa di tutti, in cui nessuno è mai ospite e in cui impariamo l’amore di Dio. Prendiamo spunto dalle parole di San Paolo nel dire che il terremoto è stato una dolorosissima tribolazione, che ha aperto ferite dentro di noi, non solo quelle visibili, e crepe interiori che ci rendono fragili e spengono la speranza. Oggi però siamo più forti e consapevoli perché conosciamo il male, ma anche la capacità di risanare e ricostruire. Dobbiamo imparare a riparare, l’arte dell’amore che non butta niente e rende nuovo ciò che è vecchio: riparare la casa del vivere comune, le relazioni, difendere quello che ci unisce». Non ha nascosto la sua emozione il primo cittadino. «Ogni volta, oltrepassando la soglia di questi edifici religiosi e identitari che ci vengono restituiti dopo il sisma, provo la stessa emozione e la stessa sensazione di straordinaria pienezza. Quella pienezza che deriva dall’aver ritrovato ciò che sembrava perduto. Nei primi giorni dopo il 20 e il 29 maggio ci siamo spesso trovati a riflettere sulle conseguenze di quella devastazione e sulla normalità che ci era stata sottratta. Le risposte ai nostri dubbi sono venute dalla nostra fiducia e determinazione, dal nostro spirito di adattamento e di sacrificio, dal lavoro e dall’impegno, dall’amore incondizionato per la nostra terra, che ci hanno condotto attraverso questi sette anni, fino a qui, fino a oggi, tutti insieme. Ne traiamo un duplice messaggio. Sono le prove che ci vengono poste di fronte, spesso improvvisamente, soprattutto le prove più dure e apparentemente insuperabili, a farci capire chi siamo davvero: siamo una comunità solida e destinata per questo a non crollare. In secondo luogo, sappiamo di non essere soli, di poterci guardare attorno e trovare nell’altro un sostegno. Ecco perché alla memoria si deve sempre accompagnare la gratitudine, che non dobbiamo lasciare attenuare». Il presidente Bonaccini ha infine rimarcato che «viene restituito alla comunità il principale simbolo della paese. «È un fatto importante, perché l’identità delle nostre comunità passa anche attraverso la ricostruzione dei luoghi di culto, spesso depositari di tesori unici, che sono i segni più tangibili della bellezza delle nostre città, oltre che basilari nella dimensione religiosa.  Per questo motivo nei mesi successivi alle scosse erano state subito riaperte al culto 54 chiese, investendo oltre 15 milioni di euro, intervenendo per la messa in sicurezza. Ma furono anche realizzati, per assicurare la continuità di culto, 15 edifici provvisori. Complessivamente in Emilia, per gli edifici di culto danneggiati dal sisma, sono stati stanziati 312 milioni di euro, di cui 273 dalla Regione e 39 da cofinanziamenti».

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