Cispadana: dopo i fatti recenti una riflessione è d’obbligo

Tracciato CispadanaPremessa – Quando in Italia si parla di progresso si pensa subito alle grandi opere: autostrade, ponti e via dicendo. Opere che sicuramente possono servire, ma che vengono costruite con modalità retrograde. Da noi le idee innovative arrivano sempre un po’ in ritardo, è normale, ma prima di applicarle ci mettiamo sempre anni in più. L’ideale che deve ispirare il mondo odierno è quello di costruire ciò che è necessario, in totale simbiosi con la natura e con il minor impatto ambientale possibile, se è zero ancora meglio.

L’esempio lampante sono i tantissimi camion che ancora oggi percorrono le arterie stradali italiane a scapito di un trasporto ferroviario ancora troppo poco sviluppato. Visti i notevoli vantaggi a favore del trasporto su rotaia, su tutti il minor impatto ambientale, un ragionamento logico riguarda il maggior investimento da destinare a questo settore rispetto al trasporto su gomma. Di differente vedute, invece, sono alla regione Emilia Romagna, dove si pensa alla Cispadana. A dimostrazione che l’Italia, per almeno ancora un’altra generazione, è destinata a rimanere un paese vecchio, con idee vecchie.

Il fatto – Conclusa questa premessa, si arriva al nocciolo della questione. Il 23 settembre 2013 su “Il Fatto Quotidiano” compare un articolo proprio sulla Cispadana. In breve, si legge che dall’inchiesta <<della procura di Firenze sugli appalti Tav, che ha portato agli arresti tra gli altri dell’ex governatrice Pd dell’Umbria Maria Rita Lorenzetti, spuntano le conversazioni di Walter Bellomo, militante Pd e membro della commissione di impatto ambientale. Al centro delle telefonate l’iter per l’approvazione della grande opera emiliana>>. <<“Io mi sono preso l’impegno che in tempi rapidissimi, quindi significa marzo, massimo primi di aprile, noi chiudiamo questa procedura”. È il 10 gennaio 2013, Walter Bellomo, geologo, membro della Commissione per la Valutazione d’impatto ambientale (VIA) è al telefono con un suo collega del ministero dell’Ambiente, che sta trattando in quei giorni la pratica per approvare il progetto della Cispadana>>, si continua a leggere sul quotidiano.

Quindi, pressioni per facilitare l’inizio dei lavoro di un’opera ideata decine di anni fa e non voluta da parecchi cittadini. Bellomo, come si legge sull’articolo sopra linkato, dichiara di aver fatto sì qualche telefonata, ma durante la fase embrionale. Poi, per problemi di salute, è scomparso dalla vicenda.

Non basterebbe tutto questo per avviare una riflessione che porti ad un cambiamento dell’opera verso un’idea più sensata?

La redazione

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1 Commento - Scrivi un commento

  1. IN RISPOSTA ALLA FRASE: “Non basterebbe tutto questo per avviare una riflessione che porti ad un cambiamento dell’ opera verso un’ idea più pensata?”
    Vi pare che chi “si è messo in fila da anni” perché vi ha già calcolato un profitto (indipendentemente dal fatto che tale opera serva o meno) si tiri indietro, o cambi idea, solamente perché a valutazioni rifatte più recentemente (e spesso da persone come noi che “non siamo addetti ai lavori”) … tale costruzione potrebbe non avere più l’ utilità che era stata pensata inizialmente?
    … Ricordo che un po’ di tempo fa, sulla Nuova Ferrara o sul Resto del Carlino ed. di Ferrara, comparve un’intervista fatta ad un noto costruttore locale a cui era stato chiesto cosa ne pensasse della Cispadana al che seguirono tutta una lista di benefici elencati da costui …
    La cosa si potrebbe paragonare all’ andare a chiedere ad un macellaio di cosa pensa dei vegetariani o andare a chiedere a chi vende legna se è meglio un camino od una stufa a gas metano …

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